Gentile Amico,
il nostro incontro è stato per me una singolare sorpresa artistica e le dico: non abbia fretta, è in anticipo; la musa dell’arte che ha dentro, a sua insaputa ha lavorato e ora librata si presenta per donarle strumenti creativi e una pregevole tavolozza di colori da portare in composizione.
Di questa innanzi tutto vorrei parlare: offre una varietà di possibili tonalità che Lei sa accostare e con la spatola condurre sulla tela senza intorbidirle.
Così nel nitore del colore vive la luce e la sua sottesa capacità di disegno e di impostazione completa l’opera.
Fare arte è una predisposizione naturale, richiede una sensibilità vibrante, una buona continuità e osservazione oltre la conoscenza delle fonti.
La Sua personale versatilità può aprirle più vie, ma mi pare solida quella iniziata perché sicuramente non sarà avara di frutti.
Bergamo, estate 2006 – Critico d’arte Dott. Pasquale Emanuele
Vito Signorile ha elaborato un proprio linguaggio plastico di caratura astratto informale, dove la materia coloristica, diventa un elemento vibratile, aereo.
In questo modo, le fonti luminose presenti nei suoi dipinti si dipartono in cristalline trasparenze che ambiscono a una prossimità latente, quella con il simbolo assoluto della forma che diventa metafora della vita in divenire. Ed è per questo che scorrendo la sua produzione si ha la netta sensazione, peraltro confermata da una ricognizione più attenta e puntuale di ogni lavoro, che Signorile un’urgenza evocativa laddove definisce, con convincente indole, una spazialità fatta di un ritmo coloristico conferito da una pennellata densa e corposa che sa però prestarsi, duttilmente, a diventare breve e tratteggiata, nei passaggi più ostici.
In essi una sorta di vortice centripeto, crea un dinamismo avvolgente, una sorta di “turbine” che riesce a coinvolgere l’osservatore.
Bergamo, estate 2008 – Critico d’arte Dott. Simone Fappanni
Le tele di Vito Signorile si distinguono per la forza cromatica e per l’intrigante pennellata libera da qualsiasi schema prestabilito. L’urgenza espressiva è una delle caratteristiche di questa pittura che pone al centro dell’attenzione del fruitore il gesto. Attraverso un linguaggio informale Signorile dimostra una versatilità creativa e una inventiva che coinvolgono lo spettatore in un vortice di emozioni intense. Questa pittura lascia spazio alla casualità, all’immediatezza del segno e porta alla luce tensioni interiori che nascono nell’animo sensibile dell’autore. E’ chiaro il desiderio di sperimentare, la sintesi compositiva e la ricerca vivace ed armonica della colorazione. Signorile rifiuta i legami con l’arte tradizionale per intraprendere un cammino alternativo dove le tinte , stese mediante larghe campiture, diventano protagoniste. Un modo di fare, quello di Signorile, sostenuto da una esuberanza ritmica delle masse cromatiche e da una sincera ispirazione.
Bergamo, estate 2008 – Critico d’arte Dott.ssa Elena Gavazzi
Il suo iter compositivo si dipana sapientemente in misure pigmentali eleganti ed efficaci, dove l’atmosfera complessiva dell’opera diventa un lungo meditare che si fa luce purissima, capace di raggiungere imprevisti quanto godibili vertici evocativi.
Casalpusterlengo (Lodi), inverno 2009 – Critico d’arte Dott. Simone Fappanni
L’abilità nell’uso del colore e nella composizione materica, fanno di Vito Signorile un artista raffinato. La sua predilezione per l’astratto informale permea ogni quadro, anche quelli più figurativi. Fulcro delle composizioni è la dicotomia, il gioco degli opposti. Pieni e vuoti, luce e ombra, forme nette e trasparenti, volume e non volume, colori bianchi e neri: questi sono i tratti salienti.
Nulla è realtà, niente è tangibile, ma tutto è informe, inconsistente. Le figure sono delle essenze piuttosto che entità concrete. In Maschera in mezzo, del 2008, uno spirito etereo aleggia al di sotto della superficie quasi fosse fonte di quei raggi di luce che infrangono l’oscurità; ma allo stesso tempo l’identità astratta – simile a una maschera – si confonde tra le pennellate.
Le entità sono nascoste. I corpi – che non si possono definire reali – sono traditi da ciò che il demiurgo realizza con il colore: cromia che crea e insieme cela.
Le Mucche un po’ pop, del 2004, emergono dall’efficace rapporto di vuoti e di pieni. Il forte impatto visivo ed emotivo è suscitato dai vividi contrasti di luce e ombra. Tutto è indefinito e ugualmente ben determinato: la materia quasi si sfalda, sciogliendo la figura. È proprio la bravura nell’uso delle sfumature di grigio e nella resa materica che rendono quest’opera così intensa e comunicativa.
Niente è calcolato, premeditato. L’azione pittorica viene prima del pensiero, anzi è essa stessa a guidarlo. Il quadro si svela pian piano e, come negli artisti dell’action painting, il gesto è sempre tangibile.
Cielo grigio sul mare e l’opera Senza titolo – entrambe del 2007 – significativamente evidenziano la maniera pittorica di Vito Signorile. L’assenza di titolo sottolinea l’indefinitezza del soggetto, ma concentrando lo sguardo le masse di puro colore compongono inequivocabilmente un paesaggio montano. Dall’occhio si passa al tatto: la neve è quasi palpabile nella sua morbidezza, così come l’acqua di questo tempestoso oceano mare.
Senza età, senza tempo, senza identità. Al di sotto della coltre materica di grigio bituminoso, emerge solamente la sagoma generata da L’indifferenza: specchio della società contemporanea. Unici punti di colore sono gli scarni filamenti di rosso e giallo che fanno da cornice, quale fosse una finestra dalla quale affacciarsi e scorgere la propria essenza: che però è solo incisa, quasi fosse un graffito.
Ne l’amore atteso, la figura, quasi uno spirito evanescente, prende forma da vapori di colore ciano e sbavature di giallo e magenta, che la traslano in un non luogo sospeso: tra l’attesa e la dura realtà.
Andare oltre la superficie: questa è quindi la chiave di lettura per comprendere le opere enigmatiche di Vito Signorile
Bergamo, primavera 2010 – Critico d’Arte Dott.ssa Daniela Pacchiana